
Chi sono
![]()
Nome: Andrea Capitolino
Eclettico Artista nato a Sapri (Sa)nel 1984. Diplomato al Liceo Artistico di Ravenna nel 2001. Diplomato Tatuatore, Piercer ed Aerografista Professionista. Tattoo Studio Sede Centrale a Cosenza. Altri Centri tatuaggio dove potrete trovare Andrea Tattoo: Crotone, Rogliano / Piano Lago.
_____________________________
******IMPORTANTE******
Le immagini di proprietà Andrea Tattoo e le foto ritraenti sue creazioni sono marchiate da copyright "ANDREATATTOO" Le restanti immagini presenti su questo sito sono prelevate da Internet. E' vietata la riproduzione anche parziale delle immagini marchiate da copyright.
Le Creazioni di Andrea
TATTOO STUDIO
Andrea lavora esclusivamente su prenotazione dal Lunedì al Sabato. Su richiesta anche di Domenica presso lo studio privato. Info e pronotazioni al +39 338 6448348

CONTATTI
Musica
Andrea Tattoo School
Per giocare clicca e installa Microsoft Silverlight
Catalogo Tatuaggi
Feeds
Il nostro Archivio
oggi
ottobre 2009
settembre 2009
agosto 2009
luglio 2009
giugno 2009
maggio 2009
aprile 2009
marzo 2009
febbraio 2009
gennaio 2009
dicembre 2008
novembre 2008
ottobre 2008
settembre 2008
agosto 2008
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
Categorie
le mie creazioni
amici vip
body painting
cat man
catalogo tatuaggi gratis
copertuta tauaggio
corsi
corsi di body painting
corsi di tatuaggio
corso di piercing
covention
cura del tatuaggio
dedicated
disegni
guestbook
il tatuatore risponde
le mie creazioni
lizardman
lucky diamond rich
manifestazioni e spettacoli
motoriamo
musica e tatuaggi
piercing
ritratti vip
salute
scarificazione e branding
significato tatuaggi
simbologia tatuaggi
spettacoli body art
storia del tattoo
tattoo
tattoo studio
tatuaggi
tatuaggio giapponese
video tatuaggi
vip tattoo
Sono passati qui'
Foto e immagini
| Vedi altri media |
Link Utili
Amici
Andrea Capitolino Official Web site
† ...eL3cTr4... †
Body Painting
borderline village
Disegni per tatuaggi
Donne Tattoo
Il Pensiero del Duca Random
il teatro dei vampiri
Venere69
Vivendo le stelle......
Hanno detto di me
sexandlove in Tarantola Tattoo
utente anonimo in Tarantola Tattoo
androstattoo in Cristo con sepolcro ...
utente anonimo in Cristo con sepolcro ...
Categorie
le mie creazioni
amici vip
body painting
cat man
catalogo tatuaggi gratis
copertuta tauaggio
corsi
corsi di body painting
corsi di tatuaggio
corso di piercing
covention
cura del tatuaggio
dedicated
disegni
guestbook
il tatuatore risponde
le mie creazioni
lizardman
lucky diamond rich
manifestazioni e spettacoli
motoriamo
musica e tatuaggi
piercing
ritratti vip
salute
scarificazione e branding
significato tatuaggi
simbologia tatuaggi
spettacoli body art
storia del tattoo
tattoo
tattoo studio
tatuaggi
tatuaggio giapponese
video tatuaggi
vip tattoo
Andrea Tattoo Shop
Credits
Copyright
Andrea Capitolino
Fate folletti ed elfi *
Il termine Fata deriva dall'antico "fauonoe o, fatuoe" che nella mitologia pagana indicava la compagne dei fauni. Deriva anche da "fatica" parola che nel Medioevo fu sinonimo di "donna selvatica" cioe' donna dei boschi, delle acque e in genere del mondo naturale.I loro poteri magici possono trasformarle in altre forme, predire il futuro, aiutare gli innocenti, riparare torti; ma possono essere anche maligne e vendicative.Secondo la miglior tradizione le fate vegliano la nascita di ogni singolo essere umano per conferirgli dei doni particolare, per influenzare benevolmente o in modo malevolo la loro esistenza. Le originiLa mitologia norvergese vuole che dal cadavere del gigante Ymir nascano elfi della luce ed elfi delle tenebre, che governeranno poi il mondo incantato.Altrove si crede che le fate siamo angeli caduti dal cielo e a Devon si ritiene che siano le anime dei bambini non battezzati. Possiamo dire che le origini sono molteplici e che spesso non c'e' una reale distinzione tra i vari nomi che vengono attribuiti alle stesse creature, spesso i nomi nascono da una parola in dialetto (per lo piu' irlandese) oppure derivano dall'antico gaelico, di conseguenza elfi e fate possono confondersi ed essere la stessa creatura con gli stessi poteri e sembianze. Comunque la certezza che abbiamo e' che il mondo delle fate e' antichissimo e precorre il cristianesimo di molti millenni inoltre e' esistito sotto forme diverse in paesi sparsi in tutto il mondo.Il loro Regno e' sfuggente all'occhi, a volte e' sopra la linea dell'orizzonte, altre e' sotto i nostri piedi. Il Regno delle fate puo' svelarsi senza preavviso in qualsiasi luogo, luminoso e scintillante e sparire con la stessa rapidita'. Queste creature vivono spesso nelle colline cave da cui deriva la parola gaelica sidhe (in inglese: shee) che indica le fate... vi dice niente banshee?Attenzione viandanti che dove nasce il biancospino ivi nascosta la dimora di una fata e' vicina.......
SIMBOLISMO SOLE LUNA *
L’Astrologia si avvale di una chiave di lettura simbolica ed analogica. Con questo si intende che l’Astrologia porta sulla Terra e dentro l’Uomo i grandi principi universali che muovono tutto cio’ che conosciamo e che ci circonda e, quel che è ancora piu’ interessante, li legge, li comprende e li interpreta e ci consente di sperimentare il grande senso di collegamento e di partecipazione al Tutto. Questa è stata la motivazione che ha spinto l’uomo (sia quello antico che quello moderno) ad avvicinarsi a lei perché ne ha intuito il fascino, ma anche le potenzialità che essa ha di cogliere e disvelare i grandi misteri dell’universo e le leggi che lo regolano. Ovviamente si sa che l’Astrologia è nata nell’antichità dall’osservazione del cielo; lo spettacolo che si affacciava all’uomo giorno dopo giorno doveva essere qualcosa di assolutamente intenso ed affascinante al punto da lasciare l’osservatore sbalordito e curioso di scoprire ciò che si nascondeva dietro a tutti i movimenti ciclici dei pianeti. In particolare, i punti di osservazione catalizzanti furono due: i due astri che noi vediamo più grandi e più luminosi, ma anche i due che si muovono con maggior evidenza nel cielo: Il SOLE che con la sua luce e il suo calore permette la vita e assicura il perenne ciclo del giorno e della notte. La LUNA che offre la possibilità di orientamento nella notte che, nell’antichità permetteva ai viandanti di superare le paure dell’oscurità e dell’ignoto ma che ha anche il suo rapporto privilegiato con i raccolti e con le acque. L’uomo osservò così la danza di questi due astri e intuì la relazione profonda che esisteva tra essi, ma anche tra i loro movimenti e certi accadimenti umani e ambientali. Cominciò così a cercare di decifrare in che modo le cose che si verificavano, l’andamento dei raccolti o l’insediamento di un nuovo Re potessero avere a che fare con ciò che accadeva contemporaneamente in cielo. Del resto, come non restare stupiti dall’immagine della Luna che cresce, si fa piena e luminosa e poi scompare? Come non fantasticare sul mitico viaggio del Sole che nasce al mattino e che sembra buttarsi la sera in mare, o dietro le montagne? Immaginiamo per un attimo il mondo dei nostri progenitori in cui non vi era né corrente elettrica né grandi spettacoli, quanta forza potesse avere su loro l’osservazione della volta celeste con i suoi innumerevoli punti luminosi e quanto mistero potessero intuire dietro ai cambiamenti che venivano osservati. L’uomo primitivo, proprio guardando il cielo cominciò a misurare il tempo, a scandire le ore del giorno e della notte, a dividere l’anno in mesi: tutti i calendari primitivi sono “lunari” poiché la Luna ha un movimento visibile ogni sette giorni e quindi era facile da controllare e da schematizzare; l’uomo comprese subito l’importanza che la Luna aveva sui raccolti e come era importante seminare in un certo ciclo della lunazione piuttosto che in un altro; comprese quanto fosse determinante il calore del Sole per garantire la maturazione delle messi e la sopravvivenza. Fu così che osservando i due astri che vennero chiamati “luminari” si arrivò ad ipotizzare la rotondità della Terra e si cominciò a dividere il Mondo in due grandi regni: quello della luce che fu denominato “supero” e quello della notte che si chiamò “infero”, e fu sempre con l’osservazione del cielo che si immaginò che non fossero solo il Sole, la Luna e i pianeti a percorrere i due mondi, ma anche l’uomo che dopo essere nato e cresciuto nella parte supera, al momento della morte, entrava nella parte infera che, secondo la visione antica, era un luogo di transizione in cui si sostava in attesa della rinascita e di un nuovo ciclo vitale. Quello che è interessante è che l’uomo che aveva un grande bisogno di sentirsi in relazione con l’Universo e al tempo stesso di trovare risposte soddisfacenti ai suoi tanti quesiti, cominciò anche a “proiettare” sui due luminari le sue emozioni e i suoi pensieri e così, Sole e Luna, pian piano divennero i simboli di ciò che lui “pensava e sentiva” dentro di sé, delle sue aspettative e delle sue paure, fino a diventare, nella lettura astrologica le due parti di sè: quella attiva (legata al Sole) e quella ricettiva (legata alla Luna) che simboleggiano anche il “ maschile – yang” che vede nel Sole il suo simbolo referente che corrisponde al grande bisogno dell’uomo di realizzarsi, di trovare un posto nel mondo, di crescere e di essere visibile, forte e autentico per poter costruire il suo futuro; il “femminile – yin” che vede nella Luna la parte ricettiva, relativa ai sentimenti, alla parte più intima e sensibile dell’uomo, quella che può fermarsi per sentire ciò che si muove all’interno, quella che rimane legata al mistero della vita che si rinnova ciclicamente, esattamente come si rinnova perpetuamente il ciclo della Luna nel cielo. Contrariamente a quanto potrebbe sembrare oggi, i nostri progenitori inizialmente furono molto più colpiti dalla Luna che, alla vista, sembrava più bizzarra, più mutevole e quindi, meno stabile e rassicurante; ad essa infatti si diede addirittura la prerogativa di essere capricciosa e volubile. (Ancora oggi, quando ci svegliamo male, diciamo che ci siamo alzati con la Luna storta). Il primo periodo delle civiltà è permeato dall’adorazione della Luna (legata a doppio fino all’archetipo della Grande Madre) a colei che era in contatto con forza della vita e quindi poteva generare, far crescere, nutrire e proteggere. L’uomo, tuttavia, viveva emozioni profondamente ambivalenti verso la Luna, poiché vedeva i due lati di essa e quindi, se da un lato era abbagliato dalla potenza della natura che poteva fecondare, essere generosa, accogliente e protettiva, dall’altro spesso si trovava a temere e combattere il lato oscuro di essa che appariva freddo, arido e sterile, e che veniva nominato “natura matrigna” perché poteva, in ogni momento distruggere lui che si percepiva piccolo e impotente di fronte ad essa; per questo cercava di estorcere i suoi favori con grande adorazione e riti propiziatori che si incentravano sulla fertilità dei raccolti e sulla sacralità dei suoi simboli. Sulla Luna l’uomo proiettò le sue paure, le sue ansie e i suoi fantasmi interni; lui vide che la luce della Luna non era “limpida e reale” come quella solare; essa permetteva di vedere le cose contaminate dagli stati d’animo del momento; la sua visione, pertanto, non era mai “obiettiva” ma sempre “soggettiva”. Esattamente come nel cielo la Luna non brilla di luce propria ma riflette quella del Sole, nell’immaginario collettivo la Luna riflette le cose a seconda di come l’uomo si trova disponibile a percepirle a livello emotivo. Così, sulla Luna sono state proiettate la nebulosità, la paura del futuro, le inquietudini, le premonizioni e il rapimento della mente, talora anche le follie; da qui ha preso anche forza la sua corrispondenza più moderna che la vede la grande signora dell’inconscio che viene assimilato all’acqua che tutto può nutrire e tutto può travolgere; per contro si proiettarono su di essa anche qualità estremamente positive come la fantasia, il sogno, l’empatia, la sensibilità e la capacità di ispirare gli artisti cogliendo i contenuti che ancora non sono giunti a livello cosciente, ma che premono per farsi riconoscere. All’epoca, l’assenza della Luna veniva vissuta come grande difficoltà e senso di angoscia, proprio perché la Luna poteva illuminare la notte che, altrimenti, era buia totalmente e dal suo bizzarro ciclo sono nate anche le immagini di instabilità e di fragilità. La Luna fu vista ed è ancora vista oggi come simbolo di Madre e del materno con tutte le qualità della “holding”, ovvero nutrimento, contenimento emotivo e accoglienza; simboleggia tutto ciò che si “sente” all’interno (mondo del sentimento)e che è in grado di modificare il tono vitale ed umorale; è il modo in cui siamo capaci di entrare in empatia con i nostri bisogni e con gli altri, il modo in cui conteniamo le nostre emozioni, il modo in cui rispondiamo istintivamente alle cose e alle persone. E’ sempre la Luna che ci informa su cosa intendiamo noi per privacy, qual è il nostro spazio privato e come siamo in grado di mantenerlo; da questo simbolo deriva anche quello di “casa” inteso come il luogo dove ognuno di noi ritrova sé stesso e la sua privacy. Dall’incontro con la Madre e il vissuto che si è sperimentato con lei, gli uomini ricavano l’immagine ideale del femminile che ricercheranno da adulti nelle loro compagne; mentre le donne potranno scorgere dietro a questo simbolo i loro tratti materni, la loro capacità di dar vita e far crescere nonché il modo personale di rapportarsi con la femminilità e il “femminile” in genere, sia esterno che interno. Dopo la fase di adorazione della Luna, corrispondente al Matriarcato della storia, l’uomo passò al Patriarcato e cambiò le sue Divinità cominciando ad orientarsi molto di più sul Sole che percepiva come il centro dell’Universo, come l’astro più brillante, quello che con la sua energia, la sua luce e il suo calore, attrae a sé tutti gli altri pianeti del nostro sistema solare. Da qui l’uomo associò l’immagine del Sole a quella di un capo, di un Re; inizialmente in alcune culture veniva chiamato il “pontefice” ovvero colui che faceva da ponte tra la divinità in cielo e l’uomo in terra. Al Sole vennero legati simboli di stabilità, di immutabilità, di luce, per cui divenne nella modernità l’espressione dell’IO, della coscienza che, quando appare, squarcia l’inconscio illuminandone i contenuti. I Miti cambiarono e divennero quelli degli “eroi”, per cui le figure di riferimento divennero maschili e gli Dei dell’Olimpo incarnarono qualità come la forza, il potere, il bisogno di conquistare e di combattere, il bisogno di realizzarsi e di esprimere la propria identità e di lasciare una traccia nel mondo; pian piano, la divinizzazione della Grande Madre fu bandita e sostituita con quella del Grande Padre - Dio) o con quella degli Dei dell’Olimpo, rigorosamente maschili. I simboli che ancora oggi leggiamo nel Sole indicano la qualità della nostra energia maschile, le nostre ambizioni, il modo in cui troveremo noi stessi e la nostra identità, in che modo abbiamo vissuto la figura del Padre che è quella che accompagna il bambino verso la conquista dell’indipendenza e dell’autonomia. Il Sole è anche un simbolo di razionalità che, spesso, sembra contrastare le emozioni lunari, tuttavia è proprio insita nel Sole l’energia interna che ci spinge a diventare autonomi, a non cedere al bisogno di restare piccoli e bisognosi ed è quindi quella parte di noi che desidera diventare padrona del proprio futuro e prendere in mano la propria vita. Nel tema di una donna rappresenta l’immagine ideale di maschile che ha introiettato attraverso la figura del padre, immagine che colorerà e influenzerà la scelta dei futuri partners; in ogni caso il Sole rappresenterà anche per una donna il suo personale senso di identità che dovrà crescere ed esprimersi sia all’interno che all’esterno attraverso la ricerca di un vero senso da dare alla vita. Nel tema di un uomo rappresenterà il rapporto con la propria “mascolinità”, gli obiettivi coscienti, le mete e le lotte che dovrà sostenere per diventare a pieno titolo un “individuo” maturo in grado di portare le sue visioni, le sue idee e il suo contributo al mondo in cui vive, assumendosi pienamente anche la responsabilità delle sue azioni. I due “luminari” rappresentano così le due parti del nostro mondo interno e della nostra identità; queste parti un tempo erano proiettate all’esterno, nel cielo che si incaricava attraverso i suoi astri di riflettere ciò che l’uomo non era ancora in grado di vivere dentro di sé;
GANESH *
I testi sacri proporzionano diverse versioni a proposito della nascita di Ganesh, ma la più popolare è quella che vede la dea Parvati creare Ganesh inizialmente come guardiano della sua intimità. Esasperata dal rifiuto del marito Shiva, di rispettare le sue stanze private anche quando la dea si concedeva un bagno, Parvati decise di sistemare le cose una volta per tutte. Prima di recarsi al bagno la dea rimosse dal suo corpo la pasta di sandalo con cui si era cosparsa e con la stessa modellò la figura di un ragazzo. Infuse vita alla statua alla quale comunicò di essere sua madre e che il suo compito consisteva nel sorvegliare l'entrata mentre lei faceva il bagno. Presto Shiva, Signore della distruzione, si presentò all'entrata, ma il ragazzo lo bloccò impedendogli di raggiungere la moglie. Shiva, non conoscendo il ragazzo divenne furioso e lottò fino a decapitarlo. Parvati alla vista del figlio morto divenne furente e minacciò di distruggere i cieli e la terra nel suo dolore. Shiva riuscì a calmarla ed ordinò alle sue moltitudini celesti, ganas, di portargli il capo del primo essere vivente che avessero incontrato. E capitò per primo un elefante; la testa decapitata del pachiderma fu posta sul corpo del ragazzo e la vita nuovamente infusa in lui. A lui fu imposto da Shiva il nome Ganapathi, o capo delle schiere celesti, concedendogli che chiunque lo adorasse prima di iniziare qualsiasi attività. Ganesha è dunque rappresentato sempre col corpo umano e la testa d'elefante, con una zanna spezzata. Un'altra caratteristica è il ventre obeso che ricade sul dothi. Sul suo petto il sacro cordone, a volte in forma di serpente. Il veicolo di Ganesha è il topo, che spesso nell'iconografia mostra sottomissione al dio.
Nelle mani posteriori generalmente regge un ankusha, un pungolo da elefante, o un'ascia e nell'altra un pasha, un nodo scorsoio; questo indica che l'attaccamento al mondo ed ai desideri è una trappola, mentre altre interpretazioni lo leggono come simbolo della forza che lega il devoto all’eterna beatitudine del Sé; il pungolo è utilizzato per spronare l'umanità verso il cammino della giustizia e della verità e l'ascia è simbolo della recisione di tutti i desideri, apportatori di sofferenza. Il suo ventre indica la generosità della natura e la facoltà del dio di inghiottire i dolori dell'universo e di proteggere il mondo. Il ventre obeso è tale poiché contiene infiniti universi, rappresenta inoltre l'equanimità, la capacità di assimilare qualsiasi esperienza con sereno distacco, senza scomporsi minimamente.
La Carpa koi (Simbologia, Storia, Leggenda) *
Coraggio, Perseveranza, Predisposizione a fare grandi cose
Angelo, simbolo di protezione *
L'angelo è descritto come un guardiano, un mediatore fra il cielo e la terra (il suo nome significa messaggero) e la sua figura evoca protezione, illuminazione e guida. Secondo alcune tradizioni spirituali ogni essere umano è affidato a un angelo custode, ma gli angeli sono molto più numerosi e hanno diversi incarichi. Salendo di grado troviamo gli arcangeli, il cui compito è proteggere ed ispirare grandi gruppi di persone, come nazioni, popolazioni o gruppi etnici. Gli arcangeli più noti sono quattro: Michele, Gabriele, Raffaele e Uriel. Michele viene raffigurato mentre brandisce una spada e si associa all'elemento fuoco; Gabriele, l'arcangelo dell'annunciazione, si associa all'elemento acqua; Raffaele è associato all'aria e Uriel alla terra. Nella tradizione occulta gli arcangeli sono invocati per le quattro direzioni ( nord, sud, est e ovest), corrispondono a colori associati a proprietà magiche e sono collegati anche alle quattro stagioni: Raphael (primavera), Uriel ( estate), Michael (autunno) e Gabriel (inverno)
SIMBOLO ETERNO E INTRAMONTABILE *
Ancora oggi il cuore con dedica è il primo nella lista dei disegni più tatuati Il disegno del cuore ricorda un triangolo rovesciato con la punta verso il basso: è un simbolo universale del principio femminile, del triangolo pubico e dell'elemento acqua, che rappresenta la dolcezza e la sensibilità, ed è complementare del fuoco. Il cuore è un emblema eterno e intramontabile dell'amore, in tutte le sue sfumature e viene spesso utilizzato per esprimere l'amore romantico. Da secogli gli innamorati disegnano il cuore sulla sabbia in riva al mare, oppure lo incidono sul tronco degli alberi, scrivendo all'interno i propri nomi o le proprie iniziali. Fra le credenze diffuse nel mondo del tatuaggio c'è una forma di scaramanzia che riguarda proprio gli innamorati. Pare sia consigliato tatuarsi il nome della persona amata solo quando la coppia è stataallietata dalla nascita di un figlio; tatuarsi il nome prima dell'arrivo di un figlio potrebbe portare sfortuna e la coppia potrebbe dividersi. Non so se sia vero, ma così si dice e così vi riferisco...
BORNEO, l'antica tradizione *
Oggi gli Iban sono il gruppo etnico più estesamente tatuato del Borneo. Ecco allora i tatuaggi più eseguiti da queste popolazioni: lo scorpione (indicato con il nome di scorpion) il gancio (hook), il cane (dog) o "cane-drago" e il seme sacro "lukut". Questi tatuaggi sono collocati quasi sempre nella stessa posizione. Il disegno simbolico del lukut veniva tatuato sul polso degli uomini contro le malattie, sulle spalle si tatuavano una rosa stilizzata o una stella, sull'avanbraccio e la coscia il disegno del "cane". Le spirali agganciate, che solitamente formano il centro delle rose e del lukut, sono collegate al simbolo yin yang cinese. Il tatuaggio aveva motivazioni e significati diversi per gli uomini e per le donne, e le donne iban venivano sempre tatuate da altre donne. Le tatuatrici, molto rispettate dalla società, venivano riccamnete ricompensate dalla società per le loro prestazioni. Per i disegni più elaborati (come lo scorpione ) veniva usato una specie di stampino: un oezzo di legno finemente intagliato dagli artigiani della tribù. Sporcato con il pigmento, lo stampino si premeva sulla pelle e forniva la mascherina da seguire per il tatuaggio vero e proprio. Le donne erano le esperte sull'importanza e la qualità del disegno da tatuare , depositarie di un'antica sapienza magica di cui si sta perdendo il ricordo.
Tribes Tattoo Tatuaggi Tribali *
TATUAGGI MAORI : IL "MOKO". La bellezza è, che se ne sia coscienti o meno, essenzialmente una costruzione operata dalla società sia a livello simbolico che pratico. L'essere umano bello, socialmente bello e completo, era per i maori di un tempo l'essere umano rigenerato dal tatuaggio; il viso era coperto di complessi motivi dalla radice dei capelli al mento e da un orecchio all'altro: questa ornamentazione aveva nome "moko"; erano tatuati anche l'addome e le gambe dalle cosce fino alle ginocchia: quest'altra ornamentazione aveva il nome di "rape".
SPIDER Simbologia del ragno *
Pochi animali racchiudono in se tanti significati simbolici, mistici e filosofici come il ragno, da tempo immemore raffigurato come creatura ambivalente (positiva o negativa), ma intimamente legata ai miti della creazione del mondo, allo scorrere del tempo e all'armonia del cosmo. La simbologia del ragno è diffusa fra tutti i popoli del mondo sin dalla notte dei tempi e, indubbiamente, trae origine dall'osservazione delle straordinarie capacità fisiche e intellettive degli aracnidi. La perizia e la perfezione nel tessere la propria tela, la presunta capacità di vedere a 360°, la sua forza spaventosa (un ragno può sollevare fino a 50 volte il proprio peso), il veleno micidiale con cui paralizza le vittime intrappolate nella ragnatela per poi divorarle e la pazienza nel restare immobile al centro della tela stessa sono le qualità che da sempre fanno del ragno un emblema della conoscenza profonda della natura e dell'Universo.
CILIEGE, simbolo dell'amore *
Le ciliege sono un simbolo di vitalità e di condivisione felice e chi se la tatua dichiara di amare la vita, specie di coppia. Infatti, di solito ci si tatua due ciliege, simbolo della coppia ideale etalvolta una ciliegia è un pò morsicata (segno che la vita a due viene Gustata). Però, c'è anche chi si tatua la ciliegia "single", oppure il triangolo con tre ciliege.



L’uomo abbinò la Luna a “Madre-Natura” che, con i suoi raccolti e il suo ciclico rinnovarsi, permetteva di poter trovare in ogni stagione cibo per nutrirsi e per far crescere la sua prole. In seguito la Luna venne accreditata del simbolo di fecondità e, per un lungo periodo si pensava addirittura che fosse la Luna a scendere la notte per fecondare le donne con i suoi “soffi vitali”.
oggi, naturalmente, l’uomo è cresciuto per cui, nella moderna astrologia, simboleggiano invece più precisamente le due istanze di femminile e maschile che ci appartengono e che, solo quando sono in armonia tra di loro, ci completano e ci fanno sentire forti, coraggiosi e padroni di noi stessi senza perdere però di vista la sensibilità, l’amore per la vita e la capacità di fantasticare, di sentire e di essere in sintonia con la natura che ci circonda.

L'ortodossia iconografica impone di rappresentare il dio con 4 mani ma si giunge fino a 14, ed ogni mano sorregge un diverso simbolo. Le quattro braccia di Ganesha rappresentano i quattro attributi interiori del corpo sottile, ovvero: mente, intelletto, ego, coscienza condizionata; Gli stessi attributi fisici di Ganesh sono ricchi di simbolismo: una mano nella mudra, posizione, Abhaya che indica protezione e rifugio e l'altra regge un dolce, modaka, simbolo della dolcezza della realizzazione dell' io profondo.

La Carpa KOI è conosciuta, al di fuori del Giappone, come il pesce dai colori sfavillanti (bianco, oro, arancione, calico) che tanto affascina i collezionisti privati ma che può essere vista anche negli stagni pubblici.
In Giappone, la carpa è però uno dei simboli più affascinanti e popolari... Si dice che la carpa sia in grado di risalire agilmente le cascate e, se catturata, affronti la lama del coltello senza ombra di paura, così come un samurai affronta la lama nemica.
Un antica leggenda Cinese narra di una carpa, coraggiosa e perseverante, che riuscì a risalire la cascata situata sul "Dragon Gate" (lungo il Fiume Giallo), superando ostacoli e spiriti malvagi.
Gli dei, impressionati da tanto coraggio, la trasformarono in un dragone...cosicchè la carpa divenne in breve tempo il simbolo di chi aspirava a fare grandi cose, e che non aveva paura di affrontare le avversità.
In Giappone il 5 Maggio si festeggia il KODOMO-NO-HI (Festa dei Bambini). Dedicata in particolare ai bambini maschi, prende spunto dalla leggenda di un giovane e nerboruto ragazzo, Kintarou, che era riuscito con grande coraggio e forza di volontà a catturare a mani nude la gigantesca carpa che dominava il lago. Kintarou inoltre giocava con gli animali della foresta e montava un orso anzichè un cavallo.
Durante la festa fuori dalle case vengono esposte delle folkloristiche bandierine a forma di carpa e bamboline di Kintarou. 






Il tatuaggio nella civiltà maori era praticato soltanto da santoni o da coloro che erano ufficialmente riconosciuti come "tohunga" (tatuatore) ed era parte di un rituale sacro che aveva lo scopo di proteggere gli spiriti del tatuato e del tatuatore dal male.
Iniziavano a tatuarsi sin da adolescenti ed il tatuaggio costituiva un preciso ed elaborato strumento di comunicazione sociale: ad esempio al figlio primogenito di un capo tribù venivano tatuati in volto dei segni particolari in modo da essere riconoscibile come futuro capo. La società maori era molto stratificata ed il tatuaggio indicava con precisione la casta di appartenenza di ognuno, l'origine sia materna che paterna, o anche il raggiungimento di un rango superiore a quello di nascita per aver compiuto azioni particolarmente meritevoli, infine indicavano il mestiere.
I tatuaggi erano motivo di grande orgoglio per il guerriero che li portava e una donna che non avesse segni tatuati intorno alle labbra non era considerata attraente.
Sono due le tecniche con cui si praticavano i tatuaggi pressi i maori: il "puhoro", che consisteva nel pungere la pelle con uno strumento acuminato e nell'inserire nelle punture un pigmento che lasciava la traccia del disegno sotto pelle; ed il "moko whakairo", che veniva fatto con scalpelli ed altri strumenti taglienti che "scolpivano" la pelle: le ferite venivano successivamente riempite di colore e il disegno, una volta guarita la pelle, era reso ancora più evidente da rilievo delle cicatrici.
Il pigmento usato, era ottenuto con la bruciatura della resina di alberi locali, il kaori o il kaikatea: la fuliggine così ottenuta, mescolata con olio di squalo, produceva una pasta chiamata "narahu" o "kepara". Questo pigmento era considerato sacro e veniva conservato per anni gelosamente e riutilizzato per ogni nuovo tatuaggio di un membro della famiglia.
Nel tatuaggio puhoro l'ago veniva intinto nel colore prima di essere inserito nella pelle, invece per ottenere il moko le linee del disegno da tatuare venivano prima intagliate nella pelle con uno scalpellino, poi con uno strumento dalla punta a forma di pettine, il tatuatore inseriva il colore nelle ferite; questa operazione veniva ripetuta più volte per evitare che il sangue, uscendo, portasse via il colore.
Gli strumenti usati dai maori per il moko, in rilievo, erano scalpelli e raschietti in miniatura le cui lame, di osso, pietra o legno e spesso poco più di un millimetro, erano saldamente legate ad un manico di legno. Il moko era particolarmente doloroso e causava gonfiamenti e irritazioni della pelle, tanto che il lavoro doveva essere più volte interrotto. Alcuni morivano in seguito alle infezioni provocate dal tatuaggio.

