
Chi sono
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Nome: Andrea Capitolino
Eclettico Artista nato a Sapri (Sa)nel 1984. Diplomato al Liceo Artistico di Ravenna nel 2001. Diplomato Tatuatore, Piercer ed Aerografista Professionista. Tattoo Studio Sede Centrale a Cosenza. Altri Centri tatuaggio dove potrete trovare Andrea Tattoo: Crotone, Rogliano / Piano Lago.
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Le immagini di proprietà Andrea Tattoo e le foto ritraenti sue creazioni sono marchiate da copyright "ANDREATATTOO" Le restanti immagini presenti su questo sito sono prelevate da Internet. E' vietata la riproduzione anche parziale delle immagini marchiate da copyright.
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Andrea lavora esclusivamente su prenotazione dal Lunedì al Sabato. Su richiesta anche di Domenica presso lo studio privato. Info e pronotazioni al +39 338 6448348

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Andrea Capitolino
Cosa vuol dire Tattoo? *
Il tatuaggio è l'usanza di imprimere nella pelle segni e ornamenti permanenti, questi sono il risultato dell'inserimento sottopelle di pigmenti o sostanze con uno strumento in grado di tagliare o bucare la pelle stessa. Il termine tatuaggio è di origine polinesiana e deriva da "tatu", che significa "marcare con segni","scrivere (sul corpo)"; viene usato sia per indicare il tatuaggio vero e proprio(ottenuto per puntura e immissione di pigmenti sotto la cute) più diffuso tra le popolazioni a pelle chiara, sia per indicare la scarificazione (ottenuta facendo cicatrizzare in modo particolare delle incisioni) che è più diffusa tra le popolazioni a pelle molto scura. Questo in risposta ad un commento nel quale veniva espressa un'opinione, riferendosi al Eye Tattoo dicendo: che cosa stupida... non è un disegno e non si puo chiamare tatoo.
L'evoluzione del tatuaggio *
Un tatuaggio visibile soltanto se esposto Tatuaggio “simpatico”
L'alfabeto dei tatuaggi carcerari russi *
Non si sa quando il tatuaggio divenne una pratica comune nelle prigioni russe e nei gulag stalinisti. I ricercatori sovietici scoprirono e studiarono per la prima volta questa attività sotterranea negli anni Venti; fotografie di prigionieri di quel periodo suggeriscono una sottocultura già elaborata e decisamente sviluppata. Più che semplici decorazioni, le immagini raccontano per simboli la storia di chi le porta e ne denunciano il grado nel complesso sistema sociale dei detenuti. La popolazione carceraria russa è una delle più numerose al mondo. Dalla metà degli anni Sessanta agli anni Ottanta trentacinque milioni di persone vennero incarcerate, e venticinque milioni di questi detenuti si fecero tatuare. I tatuaggi comunicano il disprezzo dei carcerati per la giustizia ufficiale; si tratta di frasi e immagini che si prendono direttamente gioco del sistema politico e denunciano l'impossibilità di una 'riabilitazione' carceraria. "Per un detenuto la prigione è l'università del crimine", dice una di queste frasi. Le detenute appartenenti alle gang preferiscono spesso una dichiarazione più semplice: "Gli uomini sono animali selvaggi'." Alcuni esempi di tatuaggi carcerari russi: La scritta sul braccio dice:
Tahiti Tattoo *
A Tahiti si racconta che l’arte del tatuaggio abbia un’origine divina: ancora oggi, i tatuatori custodiscono ritratti degli dei nei loro laboratori. I ragazzi polinesiani aspettavano con ansia il momento in cui la loro pelle veniva incisa dalle mani esperte dei tatuatori del villaggio. Essere tatuati significava maturare, diventare uomini o donne. Significava essere uomini potenti, nobili, valorosi; una donna tatuata era affascinante e desiderata.
Tatuaggi "Old School" *
Chiamato anche «americano». Questo stile raggruppa i soggetti classici dal 1900 fino agli anni 70, quali i motivi marittimi (veliero, ancora), religiosi, militari, animali. Questi disegni descrivono splendidamente l'arte popolare classica. Le immagini sono un brillante distillato dell'esperienza umana tradotta in simboli grafici facili da comprendere. In Europa, fu il Bristol Tattoo Club a diffondere per tanto tempo questo tipo d'immagini. Lo stile tradizionale dà l'illusione di essere costituito da tanti colori; invece lascia tanto spazio alla pelle nuda. Questo lavoro richiede competenza e un artista meticoloso e ispirato. Presto approfondiremo l'argomento..
L' ARTE DEL TATUAGGIO GIAPPONESE *
Il tatuaggio è stato praticato in Giappone fin dai tempi antichissimi con stili e finalità diverse: le "haniwa", statuette d'argilla rinvenute in antiche tombe giapponesi, hanno chiaramente visibile, tatuaggi facciali che avevano probabilmente un significato religioso o magico; una delle più antiche cronache storiche scritte giapponesi: il "kojiki" riferisce di tatuaggi praticati a scopo estetico e su una pergamena del XVII secolo vi è dipinta una donna il cui corpo è estesamente tatuato. Le varie forme di tatuaggio, a partire dal XVIII secolo vennero indicate con nomi diversi: quello punitivo era chiamato "irezumi", mentre quello decorativo "horimono" a Edo (Tokio) e "gaman" ( ossia pazienza, che occorre per sottoporsi ad un tatuaggio) nella regione di Kyoto e Osaka.
BORNEO, l'antica tradizione *
Oggi gli Iban sono il gruppo etnico più estesamente tatuato del Borneo. Ecco allora i tatuaggi più eseguiti da queste popolazioni: lo scorpione (indicato con il nome di scorpion) il gancio (hook), il cane (dog) o "cane-drago" e il seme sacro "lukut". Questi tatuaggi sono collocati quasi sempre nella stessa posizione. Il disegno simbolico del lukut veniva tatuato sul polso degli uomini contro le malattie, sulle spalle si tatuavano una rosa stilizzata o una stella, sull'avanbraccio e la coscia il disegno del "cane". Le spirali agganciate, che solitamente formano il centro delle rose e del lukut, sono collegate al simbolo yin yang cinese. Il tatuaggio aveva motivazioni e significati diversi per gli uomini e per le donne, e le donne iban venivano sempre tatuate da altre donne. Le tatuatrici, molto rispettate dalla società, venivano riccamnete ricompensate dalla società per le loro prestazioni. Per i disegni più elaborati (come lo scorpione ) veniva usato una specie di stampino: un oezzo di legno finemente intagliato dagli artigiani della tribù. Sporcato con il pigmento, lo stampino si premeva sulla pelle e forniva la mascherina da seguire per il tatuaggio vero e proprio. Le donne erano le esperte sull'importanza e la qualità del disegno da tatuare , depositarie di un'antica sapienza magica di cui si sta perdendo il ricordo.
Tribes Tattoo Tatuaggi Tribali *
TATUAGGI MAORI : IL "MOKO". La bellezza è, che se ne sia coscienti o meno, essenzialmente una costruzione operata dalla società sia a livello simbolico che pratico. L'essere umano bello, socialmente bello e completo, era per i maori di un tempo l'essere umano rigenerato dal tatuaggio; il viso era coperto di complessi motivi dalla radice dei capelli al mento e da un orecchio all'altro: questa ornamentazione aveva nome "moko"; erano tatuati anche l'addome e le gambe dalle cosce fino alle ginocchia: quest'altra ornamentazione aveva il nome di "rape".
OTZI La mummia Tatuata *
Il 19 settembre 1991 una coppia di alpinisti tedeschi, al rientro da un'ascensione, decise di abbandonare il sentiero segnalato per accorciare il percorso di ritorno verso il rifugio Similaun e s'imbattè in un corpo mummificato semisepolto dal ghiaccio. Scattarono una fotografia e all'arrivo al rifugio, avvertirono il gestore dello strano rinvenimento. Quella sera i coniugi Simon non immaginavano minimamente che la scelta di cambiar percorso li aveva portati a fare una delle più eccezionali scoperte della storia: una mummia risalente all'Età del Rame. Nelle ore seguenti a dir il vero la confusione era totale: qualcuno attribuiva il corpo ad un musicista emiliano scomparso in zona negli anni '30, qualcun altro lo dava per un mercenario dell'armata di Federico IV, ma c'era anche chi si diceva sicuro che fossero i resti di un soldato della prima guerra mondiale. I Tatuaggi di Otzi Si tratta di tatuaggi realizzati con carbone di legna cosparso su sottili incisioni della pelle (e dunque non inoculato con aghi, come oggi). Questi segni si trovano in corrispondenza delle articolazioni più usurate, che probabilmente causavano ad Ötzi forti dolori: nella zona lombare, al ginocchio destro, ai polpacci e alle articolazioni del piede. I tatuaggi servivano a recidere piccoli fasci di fibre nervose, e questo comportava un'attenuazione del dolore: erano quindi una terapia antidolorifica e non un semplice ornamento. Evidentemente nell’Età del Rame la conoscenza del corpo umano era tutt’altro che “primitiva”. A gennaio 2008 inaugureremo a Bolzano una nuova mostra dedicata proprio ai tatuaggi di Ötzi.
TATUAGGIO, MASS MEDIA E VIP *
Nel nostro secolo il tatuaggio si è lentamente scrollato di dosso gran parte dei pregiudizi e della cattiva fama che lo accompagnavano, conquistandosi un consenso che è andato sempre più allargandosi, fino ad esplodere in quella vera e propria mania che dilaga oggi fra i giovani e persino fra i meno giovani, in generale anche senza grosse differenze di sesso ed estrazione sociale.Un ruolo importante in questo sviluppo in un certo senso anche rivoluzionario spetta di sicuro a mass media; al cinema, per esempio: il tatuaggio è stato infatti rilanciato anche da pellicole di successo come Natural Born Killers di Oliver Stone, oppure Once Were Warriors del neozelandese Lee Tamahori. Quest'ultimo film mostra come il tradizionale moko maori venga riscoperto in un contesto socio culturale ormai post industriale, soprattutto da parte dell'attuale classe operaia e dalle gang devianti, che lo vivono però in modo personalizzato e sicuramente diverso da quello del secolo scorso. La tendenza di questi gruppi, interni ad una civiltà che ormai è una minoranza sociale, appare perlopiù un confuso tentativo di ricerca e riappropriazione delle radici di un identità etnica sempre meno forte. Il moko oggi a anche prodotto un gap generazionale, una divisione fra i maori più anziani e quelli più giovani: entrambi lo rivendicano come simbolo di identità etnica, ma solo i giovani lo ripropongono in un contesto ormai del tutto estraneo a quello tradizionale, e per questo vengono duramente criticati.


La loro origine, tra i popoli della Polinesia, si perde nella notte dei tempi. Erano comuni anche tra gli Egizi e gli antichi indiani d’America. La mummia Otzi (3300 a.C.) ritrovata nelle Alpi italiane nel 1991 ne aveva alcuni terapeutici.
Oggi sono diventati di moda in tutte le culture e in ogni ambiente: secondo una recente ricerca un giovane americano su tre ne ha almeno uno. E accomunano avanzi di galera e celebrità, serial killer e calciatori, Angelina Jolie e portinaie.
Stiamo parlando dei tatuaggi, l’espressione di boby art più antica e diffusa.
Passato e futuro
In passato la tradizione di tatuarsi viso, torso e braccia era limitata ad alcune popolazioni ed era carica di significati religiosi, tribali (vedi fotogallery). Nel mondo occidentale il tatuaggio è stato per secoli un tabù, vietato dal conformismo e riportato in auge dai marinai e dagli esploratori di ritorno dalla Polinesia. Ancora oggi è l'espressione di un bisogno di appartenenza (serve a comunicare ciò che più ci rappresenta agli altri) e di affermazione di diversità (anche se sempre meno).
E in futuro? Anche i tattoo, come vengo chiamati in gergo, sono destinati ad un’evoluzione.

alla luce ultravioletta. È realizzato con un
inchiostro speciale. (Guarda come si vede con
le varie luci: solare, solare+UV, solo UV)
Una prima trasformazione, seppure minima, è stata nel tipo di inchiostro utilizzato per fare il tatuaggio. I pigmenti tradizionali prevedono sostanze, come il cobalto o il cinabro, che colorano la pelle e sono visibili alla luce del Sole o, comunque, in ambienti illuminati.
Ma c’è anche chi utilizza l’UV Blacklight Ink, un particolare inchiostro che può essere solanto solamente con una luce a raggi ultravioletti. Quando non si è esposti a questa luce, sul braccio è visibile solo l’incisione del tatuaggio, la vera e propria cicatrice fatta dagli aghi del tatuatore, come se vi fosse, appunto, una ferita (vedi foto accanto).
Animazioni sottopelle
Ma che cosa accadrebbe se invece di eseguire un semplice disegno, sottopelle fosse innestato un particolare display? Il prototipo, ideato da Gina Miller e Robert Frejitas Jr., andrebbe innestato appena sotto la superficie della pelle del dorso della mano o sull’avambraccio. Attivabile e controllabile tramite un piccolo colpetto di dita, il display è in grado di riprodurre lettere, numeri o animazioni grazie a tre miliardi di nanorobot che si sincronizzano in base al comando dato.
Non solo una decorazione
Un dispositivo analogo è allo studio di Andrew Singer, un eclettico inventore statunitense. Il display-tatuaggio è collegato a un microchip, impiantato nell’epidermide, che controlla i valori vitali (come pressione, livelli di colesterolo, glicemia, etc) dei pazienti con malattie critiche come il diabete. I dati elaborati dall’impianto verrebbero ritrasmessi sul display dermico. Con un semplice colpo d’occhio, in caso di emergenza, i medici avrebbero tutte le informazioni importanti.
Il tatuaggio diventa digitale

In futuro le condizioni di salute di ciascuno di
noi potrebbero essere mostrate attraverso
tatuaggi intelligenti. L'inchiosto è composto
da miliardi di nanorobot comandati da
un chip. Immagine: © Gina Miller & Robert
Freitas (www.nanogirl.com).
Con il duplice scopo della terapia e di un’estetica funzionale (e non fine a se stessa), è il caso di segnalare anche il progetto del Digital Tattoo, una sorta di tatuaggio eseguito sulla superficie della pelle con un particolare inchiostro digitale. Il Digital Ink permetterà di programmare il tatuaggio tramite la sincronizzazione di un computer palmare dotato di collegamento Wi-Fi. Sarà possibile “caricare” appuntamenti o emoticon, che appariranno sulla nostra pelle, ricordandoci che dobbiamo fare gli auguri a fidanzata/o o segnalare agli altri il nostro stato d’animo.
Scarica la mail e naviga online con il tatuaggio
Il Digital Tattoo sarebbe anche in grado, negli obiettivi dei suoi sviluppatori, di “leggere” il nostro stato d’animo, grazie all’interpretazione dei segnali nervosi attraverso un particolare chip integrato. Sarebbe in grado così di scegliere l’emoticon più consona e visualizzarla sulla nostra pelle attraverso un tatuaggio.
Potrebbe prevedere anche veri e propri messaggi che sarebbe possibile inviare o ricevere, grazie a un palmare collegato ad internet, e decidere se visualizzarli sulla propria pelle. Ma la tecnologia per permetterci tutto questo è ancora lontana.
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"Non mi importa delle leggi sovietiche, le sole regole che seguo sono quelle che mi faccio da solo. Molti di quelli che stanno qui non hanno un destino, ma io non sono come loro."
I tatuaggi rappresentavano lo stato sociale di un polinesiano, quelli più complessi erano riservati ai capi e alla loro famiglia, e ogni uomo tatuato si considerava più vicino a una divinità. Le donne, invece, potevano avere meno parti tatuate ma i disegni erano più belli: dovevano servire ad abbellirne la figura, come una parure. Di solito i modelli venivano costruiti in modo da essere ampliati successivamente, dopo un matrimonio, un figlio o un’impresa valorosa: un tatuaggio, in teoria, non si concludeva mai.
Gli antichi artisti polinesiani, i Tahu’a tatau, per incidere la pelle usavano una sorta di bisturi artigianale chiamata tatatau – manico di legno e una punta che poteva essere il becco, l’artiglio di un uccello o il dente di un pescecane. I più fantasiosi riuscirono a costruire delle punte cave in modo da avere a disposizione un piccolo serbatoio per l’inchiostro. Le tinte erano scure, nere tendenti al verde o al marrone, e si ottenevano con carbone diluito in acqua o in olio. Per garantire la tenuta dell’inchiostro, la mistura veniva completata con zucchero di canna o latte di cocco.
All’inizio il Tahu’a tatau disegnava la figura con un bastoncino carbonizzato; successivamente, con il bisturi, battuto con un pezzo di legno (da qui l’origine del termine tatau che vuol dire “battere”), provocava una serie di tagli sulla pelle che venivano subito coperti con una striscia di inchiostro. Alla fine dell’incisione, la pelle tatuata veniva trattata con succo di banana o di Ahi Tutu (l’albero del sandalo) e lenita con foglie e spugne. La tecnica era molto semplice e non si discostava troppo da quelle attuali. I disegni, che arrivavano a coprire tutto il corpo, erano molto semplici ma la cerimonia durava diverse ore, e per i disegni più complessi ci volevano anche alcuni mesi, e i Tahu’a tatau tatuavano più persone contemporaneamente.




Verso la fine del XVII secolo il tatuaggio era una pratica molto diffusa in tutta il Giappone. All'inizio del XIX secolo, una serie di coincidenze in un particolare momento di trasformazione dell'assetto sociale del paese, diedero origine a una nuova forma di tatuaggio horimono le cui caratteristiche del tutto particolari, lo rendono unico al mondo per la capacità di raggiungere livelli di qualità, colore, forme, movimento, luce e ombre dei fondi, raffinatezza iconografica, espressiva e tecnica di gran lunga superiore a qualsiasi altra forma di tatuaggio conosciuta fino ad oggi.
Molti fattori sono all'origine dell'evoluzione tecnica, stilistica ed iconografica. Uno degli elementi principali fu il fiorire della società mercantile e la nascita di una cultura borghese, unita al fatto che la maggioranza della popolazione cittadina era in grado di leggere e scrivere. Così, il livello già relativamente alto di cultura venne innalzato dallo sviluppo di un nuovo metodo di stampa a basso costo, la stampa xilografica. Grazie alla quale nacque un nuovo genere letterario, che si può considerare la prima forma di letteratura in prosa del periodo Edo: scritta in caratteri facilmente leggibili, "kana", era interspaziata da illustrazioni a pagina piena. Si trattava per lo più di opuscoli a soggetto religioso, favole moralistiche, leggende popolari oppure di racconti di battaglie o storie d'amore. Un importante fonte di ispirazione per questa nuova letteratura giapponese furono i racconti della tradizione popolare cinese "shui-hu-chuan" (la cui versione completa risale al 1589), in Giappone chiamati "Suikoden", "i margini dell'acqua", i racconti si basano sulle imprese leggendarie di una banda di eroi divenuti fuori legge, per la loro battaglia contro gli ufficiali corrotti dell'imperatore. La popolarità dei Suikoden raggiunse il culmine del successo in Giappone quando due grandi maestri della scrittura e dell'illustrazione: lo scrittore Kjokutei Bakin (1767-1848) e il maestro di pittura Katsushika Hokusai (1760-1849) iniziarono insieme la pubblicazione della "Nuova edizione illustrata dei Suikoden" (1805-1838). Molti degli eroi disegnati da Hokusai erano decorati da tatuaggi. I ritratti degli eroi Suikoden, così intensamente dipinti dal pennello di Hokusai divennero un soggetto classico dei libri illustrati, e colpirono molto la fantasia dei lettori giapponesi, soprattutto i personaggi tatuati.
Hokusai per inventare i tatuaggi sul corpo dei Suikoden, traeva spunto dalle decorazioni dei "Kimono" giapponesi, dall'abito dei samurai (Haori), o dagli antichi abiti da cerimonia (kamishimo), ma anche dai vecchi disegni a carboncino tradizionale.
La "Suikoden mania " contagiò anche i disegnatori di stampe che ne fecero diverse edizioni, tra le quali quella disegnata da Utagawa Kuniyoshi (1798-1861) suscitò molta ammirazione, e ebbe il grande merito di essere riuscito ad imporre al pubblico il proprio gusto. L'impatto dei Suikoden disegnati da Kuniyoshi sull'evoluzione del tatuaggio è chiaramente dimostrato dal fatto che i soggetti e i temi delle sue stampe furono trasferiti in toto inalterati come soggetti di tatuaggi.
Il tatuaggio giapponese è nato quindi come emulazione di quello che Hokusai prima, Kuniyoshi e altri artisti poi, hanno creato sui corpi degli eroi da loro illustrati. Le illustrazioni fedelmente riprodotte nei tatuaggi hanno dato origine a uno stile di tatuaggio che dinastie di maestri tatuatori attraverso i loro allievi hanno tramandato fino a noi. Il tatuaggio giapponese Horimono è stato quindi "inventato" da un grande artista : è stato prima immaginato, poi disegnato sulla carta e solo in seguito, è stato riprodotto sulla pelle di uomini veri ed è esistito come fenomeno reale.
Di fronte ad un tatuaggio giapponese ci si rende subito conto della grande differenza concettuale che lo separa dal tatuaggio occidentale: infatti, mentre in occidente i tatuaggi sono disegni isolati incisi nella pelle in una parte qualsiasi del corpo, in Giappone è l'intero corpo ad essere decorato con un unico disegno che ne segue e sottolinea le linee anatomiche e le simmetrie. Ne risulta un perfetto equilibrio tra la parte tatuata del corpo e quella in cui la pelle viene esaltata nella sua purezza.
La tecnica usata attuale è più o meno la stessa usata dai maestri dei secoli scorsi. Il pigmento viene inserito nella pelle dall'ago nello stesso momento in cui esso buca la pelle. Gli aghi, da due a quaranta, vengono assemblati da loro in file parallele o in modo da formare un mazzetto circolare, e fissati su una bacchetta di legno rigida e sottile. La pelle da tatuare viene tesa tra il pollice e il mignolo della mano sinistra per evitare che ceda alla pressione dell'ago. Usando diversi punti d'appoggio sul mazzetto di aghi, il tatuatore applica sempre la bacchetta come una leva il cui fulcro è costituito dal pollice sinistro immobile sulla pelle. Anche i pennelli per l'inchiostro e i pigmenti vengono impugnati in modo particolare: il pennello in fatti funge da calamaio, intinto di pigmento viene tenuto dal dito medio della mano sinistra in modo da essere a portata di mano quando si esaurisce il pigmento sugli aghi.
Il tatuaggio giapponese nella sua "vita" ha conosciuto periodi di esaltante fioritura e periodi di ingiusta illegalità, continuando però ad essere la massima espressione di quest'arte.



Il tatuaggio nella civiltà maori era praticato soltanto da santoni o da coloro che erano ufficialmente riconosciuti come "tohunga" (tatuatore) ed era parte di un rituale sacro che aveva lo scopo di proteggere gli spiriti del tatuato e del tatuatore dal male.
Iniziavano a tatuarsi sin da adolescenti ed il tatuaggio costituiva un preciso ed elaborato strumento di comunicazione sociale: ad esempio al figlio primogenito di un capo tribù venivano tatuati in volto dei segni particolari in modo da essere riconoscibile come futuro capo. La società maori era molto stratificata ed il tatuaggio indicava con precisione la casta di appartenenza di ognuno, l'origine sia materna che paterna, o anche il raggiungimento di un rango superiore a quello di nascita per aver compiuto azioni particolarmente meritevoli, infine indicavano il mestiere.
I tatuaggi erano motivo di grande orgoglio per il guerriero che li portava e una donna che non avesse segni tatuati intorno alle labbra non era considerata attraente.
Sono due le tecniche con cui si praticavano i tatuaggi pressi i maori: il "puhoro", che consisteva nel pungere la pelle con uno strumento acuminato e nell'inserire nelle punture un pigmento che lasciava la traccia del disegno sotto pelle; ed il "moko whakairo", che veniva fatto con scalpelli ed altri strumenti taglienti che "scolpivano" la pelle: le ferite venivano successivamente riempite di colore e il disegno, una volta guarita la pelle, era reso ancora più evidente da rilievo delle cicatrici.
Il pigmento usato, era ottenuto con la bruciatura della resina di alberi locali, il kaori o il kaikatea: la fuliggine così ottenuta, mescolata con olio di squalo, produceva una pasta chiamata "narahu" o "kepara". Questo pigmento era considerato sacro e veniva conservato per anni gelosamente e riutilizzato per ogni nuovo tatuaggio di un membro della famiglia.
Nel tatuaggio puhoro l'ago veniva intinto nel colore prima di essere inserito nella pelle, invece per ottenere il moko le linee del disegno da tatuare venivano prima intagliate nella pelle con uno scalpellino, poi con uno strumento dalla punta a forma di pettine, il tatuatore inseriva il colore nelle ferite; questa operazione veniva ripetuta più volte per evitare che il sangue, uscendo, portasse via il colore.
Gli strumenti usati dai maori per il moko, in rilievo, erano scalpelli e raschietti in miniatura le cui lame, di osso, pietra o legno e spesso poco più di un millimetro, erano saldamente legate ad un manico di legno. Il moko era particolarmente doloroso e causava gonfiamenti e irritazioni della pelle, tanto che il lavoro doveva essere più volte interrotto. Alcuni morivano in seguito alle infezioni provocate dal tatuaggio.

Quando però si osservarono meglio gli oggetti ritrovati, cominciò a farsi strada l'ipotesi di essere di fronte ad un eccezionale ritrovamento. Forse l'uomo era morto molto tempo prima di quanto gli stessi archeologi in un primo momento potevano immaginare. Iniziò così, la corsa contro il tempo per recuperare il prezioso reperto prima dell'arrivo delle prime nevicate invernali. Nei mesi seguenti, le Università fornirono i risultati delle prime analisi di laboratorio: l'uomo visse tra il 3.350 e il 3.100 a.C.!
La notizia fece il giro del mondo e in poche ore la Val Senales divenne la meta obbligata per centinaia di giornalisti e di curiosi. La scoperta mise in subbuglio anche il mondo dei ricercatori e degli archeologi: mai era stata scoperta una mummia dell'Età del rame con un corredo così ricco e praticamente intatto.


Ma il tatuaggio oggi è per tutti, ed oltre ai media anche molti personaggi famosi, che comunque sono sempre al centro dell'attenzione della stampa o della televisione, danno il loro personale contributo all'ulteriore rafforzamento del fenomeno tatuaggio. La fanzine Tattoo Notes a intervistato Gabriele Salvatores per raccogliere le impressioni che il noto regista milanese ha provato quando si è fatto tatuare un vascello sul braccio. Ma anche su quotidiani e riviste specializzate spesso compaiono foto, magari indiscrete, ed articoli sui tatuaggi dei vip. Durante le Olimpiadi ad Atlanta, le telecamere che hanno ripreso le varie competizioni non hanno trascurato di mostrare anche i tatuaggi che decoravano il corpo di più di qualche atleta in gara.
Sempre più persone stanno scoprendo la cultura del tatuaggio, la sua lunga storia di tradizione, stili espressivi, tecniche e valori, ma contemporaneamente è per tanti altri una semplice moda, l'adesione passeggera ad un certo look che ora fa tendenza. Si tratta perciò di consumatori più infatuati che convinti, che al massimo azzardano disegni facili da nascondere, soggetti di piccole dimensioni. Molti sono più sicuri sulle dimensioni che sul contenuto che scelgono, l'importante infatti è avere un tatuaggio, bello, mentre meno rilevante sembra essere quale. Ultimamente molto richiesto è il tribal, un genere che rielabora in chiave contemporanea lo stile dei Mari del Sud, costituito da un tratto spesso, flessuoso e nero, creato da Leo Zulueta. Infine, chi è interessato al tatuaggio solo perché di moda spesso lo preferisce semipermanente, una tecnica usa e getta della durata di qualche settimana che scandalizza i veri appassionati. Per chi segue l'ultima moda però risulta assai difficile conciliare quella che è uno dei tratti essenziali del tatuaggio, ossia il suo carattere permanente, con la variabilità su cui invece si fonda la Moda.